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Enemonzo è uno dei più antichi insediamenti della Carnia. Lo provano
alcuni reperti: un’ascia di pietra levigata rinvenuta sulla collina di
S. Rocco, un’ascia di bronzo presso la frazione di Esemon di Sotto e ora
conservata nel museo di Udine. Altri di epoca romana presso la frazione di Quinis:
un frammento di urna con l’iscrizione “OSSA L. FLAMINI RUFINI an.
IIII” dirimpetto alla borgata sul lato destro del Tagliamento, presso Clap
Forat, i resti di un pavimento a mosaico.
Enemonzo viene citato per la prima volta verso l’anno 1000, in una imprecisata
traduzione latina: Enemum. Nel 1299 con l’iscrizione “DOMINI HENRICI
de DENEMONS” ove è verosimile pensare che alla radice del toponimo
vi sia il vocabolo INTERMONTES da cui INTERMONS e quindi INEMONS, ENOMONCII (a.1330),
ENEMONTII(a. 1353-1417), ENEMONZ (1458-1462). Ancora oggi lo stemma sulla Casa
comunale mostra una torre con la scritta “OPPIDUM INTER MONTES TUTUM”.
Fortezza sicura tra i monti.
Nel 35 a.C. dopo la sottomissione dei Galli Carni alle legioni di Roma anche
Enemonzo entrò a far parte della REGIOX VENETIAE et HISTRIAE.
Dal 1017 al 1420 Enemonzo entrò a far parte del patriarcato di Aquileia
conoscendo il periodo più florido della sua storia antica. Infatti con
il trascorrere degli anni Aquileia rinunciò alla riscossione delle decime
purchè i carnici provvedessero alla manutenzione viaria e fornissero uomini
e mezzi per la custodia dei confini. In questo periodo Enemonzo appare in diversi
atti giuridici inerenti liti e rivendicazioni per il possesso o l’uso esclusivo
di pascoli e boschi: sono citati i monti “de Navolae “, “Liunza” (Lovinza),
la malghe Jelma e Gerona.
Con l’anno 1420 Enemonzo con la Carnia passò sotto la dominazione
della Repubblica Veneta che ribadì l’obbligo della manutenzione
viaria e la vigilanza dei confini aggiungendovi la custodia dei boschi riservati
all’Arsenale e una contribuzione di 300 ducati a carico di Socchieve e
i comuni limitrofi. A questo periodo risalgono gli atti inerenti le investiture
(consegna di terre) ai cittadini di Enemonzo. Nel 1639 la serenissima concesse
l’investitura ad Enemonzo del M.te Pieltinis, del colle di Colza ai comuni
di Colza, Maiaso, Fresis.
La piccola comunità subì, in seguito, le dominazioni dei francesi,
che imposero l’annessione di Raveo al comune di Enemonzo, degli astrungarici,(al
momento dell’annessione al regno d’italia (1805) divenne “cantone
di Ampezzo”) e degli Asburgo quando entrò a far parte del lombardo
veneto.
Le vicende risorgimentali trovarono alcuni cittadini di Enemonzo tra le file
dell’esercito italiano.
Con l’annessione all’Italia si iniziò a migliorare la viabilità con
lavori di allargamento della carrareccia che attraversava il paese e proseguiva
per il Ma uria. Si consolidarono i ponti sul Degano , Lumiei e sul torrente Teria.
Nel 1900 fu installata la prima centralina elettrica ma nonostante la fornace
dei laterizi desse lavoro a una ventina di operai l’emigrazione fu ancora
una pesante necessità. In quegli anni furono realizzati la latteria sociale
e l’acquedotto.
Il paese fu al centro delle vicende della prima guerra mondiale culminata con
l’esodo , alla disfatta di Caporetto 29/31 0ttobre 1917, verso il passo
Rest e verso il M.te Mauria. Gli stessi giorni furono fatti saltare i ponti di
Preone e quello sul Lumiei ma poco dopo gli astrungarici (specialmente i magiari,
croati e bosniaci) raggiunsero Fresis, Quinis ed Enemonzo ove razziarono tutto
quello che trovarono.
Il primo luglio 1928 Preone divenne frazione di Enemonzo per diciotto anni con
grande disappunto dei suoi abitanti.
Nella seconda guerra mondiale la Carnia subisce l’occupazione e l’oppressione
nazista e cosacco-caucasica versando un tributo di sangue di 25 morti ogni mille
abitanti, tra i più alti delle regioni italiane. In breve: il primo maggio
1944 i tedeschi vollero requisire le autocorriere che facevano servizio lungo
la vallata di Ampezzo ma i patrioti impegnarono l’autocolonna che transitava
per Enemonzo con una sparatoria tanto intensa che gli invasori per quel giorno
abbandonarono i mezzi di trasporto, fuggendo a piedi. Tornarono alcuni giorni
dopo mettendo a ferro e fuoco Quinis ed Esemon di Sotto razziando generi alimentari
e deportando gli uomini presenti.
Nel luglio del 44 i nazisti abbandonarono la vallata nel novembre subentrarono
i cosacchi del Don e allora le perquisizioni e le razzie si fecero molto più frequenti.
Finalmente nel maggio del ’45 abbandonarono Enemonzo ponendo fine a una
guerra che aveva stremato la comunità che aveva perso un numero molto
elevato di vite umane.
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